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Per molti secoli la vera grande protagonista è stata la palude: un rettangolo di miseria e di terrore fra Nettuno ed il Circeo. E su tutti l’incubo della malaria, un male oscuro fino agli inizi del 1900 ma che lasciava dietro di sé una scia di cadaveri e di lutti. Uno scenario selvaggio ma a tratti splendido dove gli elementi della natura (i vorticosi torrenti che scendono dai Monti Lepini sopra Latina) e l’ingordigia degli uomini (200 proprietà molte delle quali superiori ai 5000 ettari per lo più latifondi abbandonati) avevano creato quello che verrà chiamato “il pianeta delle zanzare”.
Lungo i secoli furono fatti molti tentativi di bonifica, tutti regolarmente vanificati da difficoltà insormontabili. I lavori nelle tenute duravano di solito 9 mesi durante i quali 4000-5000 montanari e contadini originari delle Marche e dell’Abruzzo abitavano la palude.
Il lavoro dei campi si svolgeva in modo rudimentale e primitivo. Si cominciava con la stiratura (dicembre-marzo) poi si doveva arare la terra 4-5 volte per il grano e molto di più per il granturco. Il grano si miete a giugno, il granturco a novembre.
L’altro lavoro è la trebbiatura o ara: il grano viene portato nelle aie e fatto passare sotto gli zoccoli degli animali. In alcune tenute si coltivava anche il cavino, i lupini e la veccia. Il cibo comune è il pane di granturco, la pizza condita di solo sale e con qualche erba raccolta nei campi.
Il nome di Le Ferriere è dovuto ad una importante industria di lavorazione del ferro sviluppatasi sotto Sisto V verso l’anno 1589. Il marchese Poleni nel 1748 parlando del restauro della cupola di S. Pietro accenna ad alcuni lavori in ferro ordinati “dalle rinomate Ferriere di Conca”.
Nel 1897 l’intero borgo Le Ferriere viene ristrutturato dal conte Attilio Mazzoleni per ricavarne l’alloggio a ventidue famiglie marchigiane tra le quali quella di Luigi Goretti.

È questo lo scenario che si apre alla famiglia marchigiana giunta a Le Ferriere nella tenuta del Mazzoleni nel febbraio 1899.
I Goretti e i Serenelli vengono assegnati a Cascina Antica, un antico casolare del ‘700 riadattata dal conte Mazzoleni. La grande cucina al centro (oggi divenuta cappella) in comune, i Goretti sulla sinistra ed i Serenelli sulla destra della grande scalinata.
Maria Goretti ha vissuto in questa cascina dal febbraio 1899 al 5 luglio 1902. Momenti intensi e drammatici, opportunità che hanno permesso a Marietta (così veniva chiamata in famiglia) di vivere il quotidiano come dono e strumento di servizio a Dio e alla sua famiglia.
Il casolare è il simbolo della spiritualità goriziana, un luogo dove tutti possono identificarsi. Marietta ha servito con umiltà e fedeltà, giorno dopo giorno, volando con ali di aquila senza nostalgia della banalità.
Su questa “icona” il 29 settembre 1991 si è inchinato Giovanni Paolo II, venuto a Le Ferriere a celebrare il primo Centenario Gorettiano.

 

 

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