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Assunta e Luigi

Assunta Carlini e Luigi Goretti si sono sposati a Corinaldo il 25 febbraio 1886 dopo 4 mesi di fidanzamento. Luigi aveva 25 anni, era nato a Corinaldo il 25 dicembre del 1859 da una famiglia contadina. Perde a 15 anni la mamma e dopo la morte del padre nel 1883 inizia a lavorare come garzone in un podere vicino a quello dove abita Assunta. È un uomo tenace, concreto, dedito al lavoro e alla famiglia, che vive la religiosità nel quotidiano, assumendosi le responsabilità delle proprie scelte effettuate sempre con fede salda nella Misericordia Divina. Sarà lui a decidere di emigrare prima a Paliano e poi a Le Ferriere dove morì di malaria il 6 maggio 1900. Venne sepolto nel piccolo cimitero di Conca, la sua tomba non è stata più ritrovata, ma una lapide ricorda la sua presenza e la riconoscenza di un soldato americano per una grazia ricevuta.

Assunta si sposa giovane, aveva appena compiuto 19 anni. La sua "odissea" su questa terra inizia il giorno di ferragosto del 1866. Abbandonata dai genitori viene condotta alla "Casa degli Esposti" di Senigallia, ricovero per i "figli di nessuno" dove trascorre i primi sei anni della sua vita. L'adozione da parte di una famiglia povera la costringe tuttavia ad un'infanzia di stenti e di lavoro. Il matrimonio con Luigi si rivelerà un'unione affiatata e serena. Anche nella disavventura la famiglia Goretti manterrà sempre una grande dignità alla cui base vi sono valori autentici e profondi e il sano tenace realismo proprio della gente di campagna. Quando rimane vedova, a 34 anni, dopo l'abbattimento dei primi giorni, sostituisce il marito nel lavoro dei campi con grande forza d'animo. Nonostante il lavoro non le lasciasse molto tempo e molte energie, riesce a dare un'educazione sana ai figli per i quali rimane un costante punto di riferimento. Poco più di un anno dopo la perdita del marito è costretta a vivere in prima persona il dramma che si consuma a Cascina Antica. Il Signore le concede tuttavia la gioia di essere presente il 24 giugno 1950 a piazza S. Pietro quando la sua bambina viene proclamata Santa. È lei la prima cronista della vita di Marietta, e, come la figlia, troverà la forza di perdonare Alessandro Serenelli. È il giorno di Natale del 1934 e l'assassino, che aveva scontato la condanna a 30 anni di lavori forzati durante i quali ebbe modo di redimersi profondamente, si presentò ufficialmente da "mamma Assunta" per chiedere il suo perdono. Assunta muore a 88 anni, l'8 ottobre 1954, a Corinaldo dove era tornata dopo la morte di Marietta.

 

 

I fratelli Goretti

Luigi e Assunta danno vita a una famiglia tipica dell'Italia di quel tempo dove i figli sono considerati una benedizione divina e braccia per il lavoro nei campi. Il primogenito è Tonino, che muore dopo appena 8 mesi (all'epoca in Italia un bambino su cinque moriva prima di compiere i cinque anni). Il 18 agosto 1888 nasce Angelo che riceve insieme a Marietta la Cresima (4 ottobre 1896) e la Comunione (16 giugno 1902). Emigra in America nel 1910, torna nel 1914 per sposarsi, e nel 1950 per la canonizzazione della sorella. Muore nel 1964 a Genova in circostanze drammatiche, ma verr‡ sepolto negli Stati Uniti dove vivono i suoi figli. Mariano nasce il 27 gennaio 1893, si sposa a 27 anni e, dopo aver trascorso un periodo in America si trasferisce definitivamente a Licola, vicino Pozzuoli, dove muore nel 1975. La sua vita Ë un esempio di umilt‡, e di gioia di vivere pur nella povert‡. Nel 1895, il 30 luglio nasce Alessandro, che muore di polmonite in America nel 1910. Durante il soggiorno a Colle Gianturco nasce Ersilia, il 22 febbraio 1898. Dopo la morte di Marietta e il ritorno della mamma a Corinaldo viene ammessa in due istituti di suore dove resta fino all'età di 20 anni. Tornata a Corinaldo si sposa due anni dopo. Muore nel 1981. Teresa, l'ultima figlia, nasce a Le Ferriere di Conca il 2 febbraio del 1900. Marietta la cura come fosse una figlia. Nel 1920 entra nell'istituto delle Suore Francescane Missionarie di Maria. Muore il 25 febbraio 1981.

 

 

Colle Gianturco

E' il 12 dicembre del 1896 e l'alba trova Angelo, Marietta, Mariano e Alessandro al colmo dell'emozione dopo una notte insonne. Impossibile prendere sonno col pensiero del primo viaggio della loro vita. Mamma Assunta aveva già preparato tutto: i bagagli, le scatole, tutto quello che si poteva portare via perché quello era un viaggio per cui non era previsto un ritorno. Come tante altre famiglie italiane dell'epoca i Goretti emigravano per trovare delle condizioni di vita più dignitose e la possibilità di un futuro meno duro per i tanti figli che stavano nascendo.

Papà Luigi aveva sicuramente parlato ai suoi bambini di Paliano, aveva loro descritto la bellezza del borgo, la mitezza del clima, forse aveva promesso loro dei giocattoli più belli, perché si sa, un bambino non abbandona mai di buon grado i propri compagni di gioco. Ma erano l'emozione e la curiosità ad animare quella fredda mattina i fratellini Goretti, e tutti erano certi che con l'aiuto della Provvidenza avrebbero vissuto una vita migliore. Era stato il Bracceschi, un amico che a Paliano aveva fatto fortuna, a parlarne a Luigi, e poiché il contratto del podere in cui vivevano era in via di scadenza, lui non ci pensò su molto. All'alba partiva la diligenza che portava da Corinaldo a Senigallia e nel vedere il loro paesino sparire nella bruma del mattino ci piace immaginare i due coniugi che ripercorrono nella loro mente i momenti più importanti dei loro primi 10 anni di matrimonio. Il treno che da Ancona porta a Roma giunge nella capitale nel pomeriggio. Appena il tempo di una sbirciata furtiva alla città dei papi ed ecco il calesse del senatore Scelsi per condurli a Colle Gianturco, una piccola località vicino Paliano. Non ci vuole molto per capire che le promesse fatte dal Bracceschi sono irrealizzabili: le condizioni a cui devono sottostare i contadini non permettono loro nulla più della sussistenza, e tuttavia Colle Gianturco avrebbe potuto essere per loro una semplice parentesi se non fosse stato per l'incontro con i Serenelli che segnerà in maniera così decisiva la loro esistenza. Giovanni e Alessandro Serenelli, padre e figlio, vivono già da un anno a Colle Gianturco. È il senatore che suggerisce alle due famiglie di unirsi per il bene di entrambe: i Serenelli necessitavano del calore di una famiglia vera, i Goretti di braccia per il lavoro della terra. La vita a Colle Gianturco segue più o meno gli stessi ritmi di quella del casale di Pregiana a Corinaldo. La messa tutte le domeniche a Paliano dove si approfittava anche per fare la spesa settimanale e per vendere uova e colombi. Nasce Ersilia e la famiglia Goretti riesce a ritagliarsi attimi di felicità malgrado la miseria. Un giorno Giovanni Serenelli, che ormai era socio di Luigi, viene a duri contrasti con il senatore Scelsi il quale, senza pensarci su, licenzia immediatamente le due famiglie. I Goretti sono costretti a una seconda emigrazione.

 

 

Cascina Antica

Non molto lontano da Colle Gianturco, a Conca, nella Paludi Pontine, il Cimarelli, un amico di Luigi, lavora la terra con un contratto di mezzadria. Il proprietario della tenuta è il conte Mazzoleni che, di buon grado, li invita ad andare a lavorare per lui. Gli onesti lavoratori sono sempre bene accetti nei vasti latifondi delle Paludi Pontine, anche perché il flagello della malaria sottrae continuamente ai "padroni" braccianti per lavorare le loro terre, e tutto sommato è più conveniente trovarne di nuovi che procurare loro medicine, come il chinino, in grado di curarli. È il febbraio 1899 e i Goretti si rimettono in viaggio. "Dio sempre provvede!" è l'esclamazione che tradisce la profonda fede di Luigi. Il Mazzoleni ha promesso: avranno una casa tutta in muratura e un contratto a mezzadria. Luigi decide di portare anche i Serenelli, una scelta che la famiglia pagherà a duro prezzo. Solo 50 chilometri dividono Colle Gianturco da Conca, eppure lo scenario delle Paludi sembra essere quello di un altro mondo. Ai passeggeri del treno Roma-Napoli viene consigliato di tener chiuso il finestrino durante l'attraversamento di quelle terre. In effetti le Paludi Pontine, un rettangolo di fango e miseria di 50 chilometri per 30 fra Nettuno, Cisterna, Terracina e il Circeo, sono fra i luoghi più malarici dell'Europa di quel tempo. È una sera di febbraio del 1899 quando le due famiglie arrivano a "Cascina Antica". Per salvaguardare una certa intimità lo spazio viene suddiviso in questo modo: ai Goretti le stanze sulla sinistra, ai Serenelli quelle a destra della porta di ingresso. Il primo raccolto abbondante e l'amicizia con i Cimarelli contribuiscono poi all'inserimento positivo della famiglia Goretti in questo nuovo contesto. Anche qui a Conca, malgrado la distanza e le intemperie rendano il tragitto quasi impraticabile, la S. Messa domenicale è per i Goretti un appuntamento irrinunciabile. Il 2 febbraio del 1900 segna la data della nascita di Teresa, l'ultima figlia di Luigi e Assunta. Anche Cascina Antica conosce la gioia che accompagna il miracolo di una nuova vita.

 

 

La morte di Luigi

Passa poco più di un mese dalla nascita dell'ultima figlia, siamo alla fine di marzo e, mentre la primavera comincia a colorare con i suoi fiori i prati della Palude, papà Luigi comincia ad avvertire i primi sintomi di uno strano malessere. Un uomo avvezzo al duro lavoro dei campi, con 5 figli da sfamare non può certo permettersi di fermarsi, eppure presto è costretto a cedere perché il male che lo ha colpito é di quelli che difficilmente lasciano scampo: la malaria. L'agonia dura poco, appena 10 giorni, ed è in uno dei rari momenti di lucidità che Luigi raccomanda ad Assunta di fare ritorno a Corinaldo dopo la sua morte. Il 6 maggio 1900 Luigi Goretti muore all'età di 41 anni. È Alessandro Serenelli, sinceramente addolorato per la morte del buon Luigi, a guidare il carro con la bara. La tomba non verrà più ritrovata, ma resterà nel piccolo cimitero di Conca una lapide ex-voto per una grazia di intercessione di papà Goretti ricevuta da un ufficiale americano.

 

 

Il piccolo fiore di campo

"Mamma non ti abbattere, io penserò alle faccende di casa, tu prenderai il posto di papà in campagna. Vedrai, Dio non ci abbandonerà". È il 6 maggio del 1900, il giorno della morte di papà Goretti,e queste sono le prime parole che noi conosciamo si S. Maria Goretti. Grazie a lei la vita a "Cascina Antica" riprende a scorrere con dignità e fiducia. Marietta si prende cura di tutto, ai fratellini fa da mamma: insegna loro a giocare, a vestirsi, a stare composti durante la messa, a recitare il rosario prima di andare a dormire. Impara a cucinare a tenere la casa in ordine, a cucire: il giorno in cui viene ferita a morte è intenta a rammendare una camicia di Alessandro. Stupisce la forza d'animo, la fiducia nella Provvidenza Divina di questa bambina. Nel 1901 Marietta comincia ad avvertire il desiderio di fare la Prima Comunione. A quell'epoca questo sacramento era ricevuto all'età di 13 o 14 anni, eppure lei insiste così tanto che mamma Assunta le dà il permesso. "Mamma vedrai, farò tutto a casa e nel primo pomeriggio andrò a Conca a fare il catechismo. Imparerò tutto a memoria". Ogni giorno, dopo aver sbrigato le fatiche di casa, percorre i 700 metri che separano Cascina Antica da Conca dove la attende Elvira Schiassi a casa del conte Mazzoleni.

 

 

Le prime ombre

Marietta ora ha appena 10 anni eppure comprende che per lei è giunto il momento di diventare donna. Sarà lei a confortare la mamma nei momenti di maggior sconforto, sarà lei che si prenderà cura della casa e dei fratellini, sarà lei ad occuparsi dei Serenelli. Malgrado il buon raccolto, Assunta, nel chiudere i conti col Mazzoleni, accumula un passivo di 15 lire. Ma sono i rapporti con i Serenelli a destare le maggiori preoccupazioni di mamma Assunta. Fra le due famiglie non c'era mai stato un particolare affetto, ma dopo la morte di Luigi i due uomini, e in particolare il vecchio Serenelli, di carattere autoritario e dedito al vino, iniziano a manifestare nei confronti dei Goretti un'aperta ostilità. Prepotente, Giovanni Serenelli fa patire la fame ad Assunta e ai suoi figli, e il suo modo rozzo di trattarli urta persino la sensibilità del figlio Alessandro che una volta, ironia della sorte, prende le difese di Marietta. Ma poco a poco anche Alessandro muta e comincia ad avere atteggiamenti ambigui verso Maria. Assunta ricorda che, a partire da un mese prima dell'assassinio, Alessandro aveva iniziato ad essere molto duro con la piccola, a volte le dava ordini gravosi unicamente con l'intento di umiliarla. Marietta stava pagando il suo rifiuto alle proposte sessuali di Alessandro. Soltanto in punto di morte la Santa confesserà alla mamma che già due volte prima del suo omicidio Alessandro aveva tentato di farla accondiscendere ai suoi desideri, e di non avergliene mai parlato a causa delle minacce di morte che lo stesso le fece nel caso in cui lo avesse raccontato a qualcuno. Per questo in quel periodo Marietta cerca di non restare mai da sola e si immerge sempre di più nella preghiera. Il dramma interiore viene vissuto in completa solitudine, solo una frase detta a Teresa Cimarelli tradisce la sua angoscia: "Teresa, domani andiamo a Campomorto? Non vedo l'ora di fare la comunione". Il giorno dopo, il 5 luglio, il primo giorno della sua "passione".

 

 

La Prima Comunione

È passato un anno dalla morte di Luigi Goretti e per la prima volta da quel triste giorno a Cascina Antica si respira un'aria di festa. Sono tutti pronti per andare, Marietta è bellissima, indossa gli orecchini che aveva portato mamma Assunta il giorno del matrimonio a Corinaldo, il vestito bianco invece le è stato prestato e in testa porta una corona di fiori di campo. Eccola regalarci altre parole che lasciano una traccia indelebile nella memoria dei suoi cari: il fratellino si lamenta perché le sue scarpe sono vecchie: "Angelo, non fare così - gli dice Marietta - Gesù non è contento. Lui non guarda le scarpe se sono o non sono nuove. Lui vede il cuore". Poi, prima di avviarsi, in ginocchio davanti a tutti dice: "Mamma, chiedo perdono a tutti quelli che posso aver offeso". È il 16 giugno 1901, Maria ha 10 anni e 8 mesi. Nella chiesa il suo raccoglimento è tale che i presenti ne rimangono colpiti, specialmente nel momento in cui riceve la Prima Comunione. La forte commozione che le illumina il viso colpisce lo stesso Alessandro.

 

 

Arriva la sera

Iniziano a calare le ombre sulla breve vita di Marietta. I desideri e le minacce di Alessandro cambiano le sue abitudini, e non potendo confidarsi con nessuno Marietta evita di restare sola e sempre più si immerge nella preghiera, unico conforto per l'angoscia e la paura. Solo una frase detta all'amica Teresa lascia trapelare l'inquietudine: "Quando andiamo a fare la Comunione? Non vedo l'ora!". Ora che i pezzi del mosaico vanno via via ricomponendosi è più chiaro come la sua santità, che trova il suo culmine nel sublime perdono, non sia il frutto di "cinque minuti di grazia" come qualcuno ha affermato, bensì il risultato di un'esistenza ricca di spiritualità, di amore, di umiltà, un'esistenza che rimane un esempio nel tempo, malgrado la sua brevità. Di fronte all'Eterno il valore da considerare non è la durata, ma la profondità di una vita. "Mamma come stanno i fratellini? Bada a loro perchè io sto bene". Marietta è a poche ore dalla sua morte, la febbre comincia a salire, eppure ha la forza di rassicurare la mamma, e di preoccuparsi dei fratellini. "Perdono il cuore di Alessandro e lo voglio con me in Paradiso". È il momento più sublime della spiritualità di Marietta, quello che accomuna il suo martirio a quello dei santi, alla passione di Gesù. Il suo perdono avrà un effetto miracoloso sulla vita di Alessandro; il perdono che è compassione, comprensione, accettazione, non può essere il frutto di un momento, ma il risultato di una vita d'amore.

 

 

La passione di Marietta

È luglio, il sole splende caldo nel cielo. È il periodo della trebbiatura e l'aria di festa che aleggia a Cascina Antica, trova una voce nelle urla allegre dei bambini che si rincorrono nell'aia. Dopo la breve pausa per il pranzo Alessandro prega Assunta di rammendargli una camicia, la mamma chiede a Marietta di occuparsene. La figlia non risponde, ma sbrigate le faccende di casa e sistemato la sorellina obbedisce, ma resta sul pianerottolo delle scale. Tutti nei campi sono impegnati nel lavoro della trebbiatura, un frastuono gioioso riempie le stanze dei casolari. Il vecchio Serenelli rientra quasi subito, la malaria ha già iniziato il suo decorso. Ad un tratto Alessandro Serenelli abbandona la sua barozza, farfuglia una scusa e prega mamma Assunta di prendere il suo posto per qualche minuto. Torna alla Cascina Antica, saluta il padre, sale le scale passando davanti a Marietta e si dirige verso il magazzino. Cerca il punteruolo con cui Luigi Goretti riparava le scope, lo trova e lo sistema in un punto preciso della cucina. Ha già deciso tutto: se lei lo rifiuterà per la terza volta pagherà con la vita. Si avvicina a Maria chiedendole di entrare dentro casa, ma la piccola non risponde e non si muove. La prende per un braccio e la trascina all'interno, ma quando lei si rifiuta di assecondarlo prende il punteruolo e comincia a colpirla ovunque, accanendosi sul ventre. Esaurito il raptus omicida Alessandro, ben conscio di averla ferita a morte, getta il punteruolo in un cassone e si chiude in camera ad aspettare l'arrivo delle guardie. Marietta è agonizzante, non riesce a gridare, il frastuono proveniente da fuori sopraffà i suoi deboli gemiti. È la piccola Teresa che, risvegliatasi di soprassalto comincia a piangere e ad attirare l'attenzione di mamma Assunta. L'assenza inspiegabile di Marietta comincia a destare qualche sospetto, così manda Mariano a vedere cosa sta accadendo. Il primo a trovare Marietta in terra è Giovanni Serenelli che chiama prima Assunta e poi Mario Cimarelli anche lui impegnato nel lavoro dei campi. Mario è il primo a sollevare il corpicino di Maria che giace a terra svenuta. In un primo tempo si pensa che Alessandro l'abbia violentata, ma quando la mamma le solleva le vesti si rende conto chiaramente che la realtà è ancora più drammatica. A questo punto Assunta viene portata via in preda alla disperazione e Marietta, che cominciava a riprendere i sensi, chiede di essere lasciata sola con Teresa dalla quale si lascia cambiare le vesti insanguinate, raccontandole anche l'accaduto. Nel giro di un'ora arrivano sul posto i carabinieri e il dott. Bartoli, il medico condotto da Nettuno, e il dott. Baliva della Croce Rossa di Carano. Nel frattempo la notizia si è sparsa per tutta la Palude e decine di persone si dirigono verso la Cascina Antica decise a fare giustizia sommaria. Marietta viene portata via in barella fra la commozione generale dei contadini che al suo passaggio si tolgono il cappello. Quando i carabinieri irrompono nella stanza dove Alessandro era rimasto chiuso per tutto questo tempo, il giovane non oppone alcuna resistenza, si lascia legare le mani e portare via. A stento i carabinieri riescono a strapparlo alla rabbia della gente. Verrà portato nel carcere di Regina Coeli di Roma. Confesserà tutto ai carabinieri ammettendo di averla uccisa perché non voleva soddisfare il suo desiderio. Al processo verrà condannato a 30 anni di lavori forzati: eviterà l'ergastolo solo perché minorenne.

 

 

Le ultime ore di vita

Quella sera nessuno dormirà a Cascina Antica; i fratellini di Maria verranno ospitati a casa dei Cimarelli, mentre mamma Assunta seguirà la figlia a Nettuno. Giovanni Serenelli, licenziato dal conte, farà ritorno alla sua Paternò. È sera quando l'ambulanza attraversa Nettuno e arriva all'ospedale Orsenigo. Sono passate quasi cinque ore dal delitto. Prima di essere condotta in sala operatoria d'urgenza, Marietta, sotto consiglio dei medici, viene confessata dal cappellano dell'ospedale, P. Martino Guijrro, dal quale riceve anche il santo viatico e l'estrema unzione. Resta in sala operatoria fino alle 22.00. Le sue condizioni sono talmente gravi che non è possibile anestetizzarla eppure, racconteranno esterrefatti i medici, non un grido di dolore esce dalla sua bocca. Marietta rimane perfettamente lucida e le sue uniche parole sono invocazioni alla Madonna. Quando esce dalla sala operatoria vedendo la mamma le chiede subito notizie dei suoi fratellini. Poiché non è permesso ad Assunta di restare a dormire nell'ospedale, viene ospitata dalla famiglia Donati vicino all'ospedale. La mattina, non appena fatto giorno, torna subito dalla sua bambina che ancora cosciente la rassicura sulle sue condizioni preoccupandosi ancora volta per i suoi fratellini. Ma ormai la setticemia sta compiendo inesorabile il suo corso, e la febbre comincia a salire in maniera vertiginosa. Eppure resta alla piccola Maria la forza di scrivere la pagina più bella e commovente della sua storia: il perdono del suo uccisore.

 

 

Il perdono

All'esplicita domanda del parroco Temistocle Signori la Santa risponde precisa: "Sì, per amore di Gesù lo perdono, e voglio che venga con me in Paradiso". Poi le condizioni di Maria peggiorano all'improvviso, i suoi ultimi pensieri sono per i suoi cari. Sono le 15,45 del 6 luglio 1902, Marietta ha 11 anni, 8 mesi e 21 giorni. Il "piccolo fiore di campo è maturo per i giardini del cielo.

 

 

I funerali

La storia della piccola Maria commuove l'opinione pubblica, sul Messaggero di Roma verrà dato ampio risalto alla notizia. Una folla traboccante partecipa ai funerali di Maria Goretti l'8 luglio celebrati nella cappella dell'ospedale dal parroco di Nettuno Temistocle Signori. La piccola bara portata in trionfo verrà tumulata nel cimitero di Nettuno. La mamma non può assistere ai funerali perché costretta a tornare a Conca dai suoi figli, ma il resoconto le verrà fornito dal conte Mazzoleni. I Goretti rimasero ospiti dei Cimarelli fino alla fine del processo contro Alessandro Serenelli al termine del quale Assunta, su esplicita domanda del Presidente del Tribunale, perdona pubblicamente l'uccisore della figlia. Nel 1903 torna a Corinaldo più povera di quando era partita, insieme ai due figlioli. Le due bambine vengono ospitate in due istituti religiosi femminili a Roma.

 

 

Alessandro Serenelli

L'uccisore della Santa, Alessandro Serenelli, è un personaggio complesso. Un'analisi retrospettiva approfondita evidenzia come la sua vita abbia percorso due itinerari opposti e apparentemente contraddittori: l'errore e il riscatto. In effetti il vent'enne che compie il truce delitto ha ben poco a che fare con l'uomo che nel Natale del 1934 si reca da mamma Assunta implorando in ginocchio il perdono. Eppure le ragioni del suo errore e del suo riscatto hanno radici lontane. Nasce il 2 giugno del 1882 a Paternò (AN). Dal matrimonio fra Giovanni Serenelli e Cecilia Mengoni nascono 8 figli, moriranno tutti in circostanze tragiche, tranne lui, Alessandro. Non conosce la mamma, che muore in una casa di cura per malati mentali alcuni mesi dopo la sua nascita (lo stesso Alessandro attribuirà alla mancanza della figura materna molti dei suoi problemi). Durante l'infanzia nessuno si occupa di lui nè della sua formazione, inoltre i continui spostamenti da un luogo a all'altro con il padre non gli permettono di instaurare legami duraturi con i suoi coetanei. Incapace creare col figlio una relazione affettiva, il padre resterà sempre una presenza distante. Nessuno stimolo o motivazione religiosa, unica possibile consolazione alle disgrazie cui è costretto a confrontarsi così presto, gli provengono dall'esterno. Traumi profondi, come la morte di un fratello in un ospedale psichiatrico. Le persone che lo conoscono lo descrivono una persona taciturna, introversa e con tratti schizoidi. Frequenta le scuole fino alla seconda elementare e anche se non si puÚ parlare di veri e propri interessi culturali, spesso trova rifuò a 12 anni per andare a Torrette a lavorare, poi di lì si sposta a Olevano Romano e quindi a Paliano dove nel 1896 incontrerà i Goretti.

 

 

L’errore

Per l'adolescente Alessandro il confronto con una famiglia dai ruoli ben delineati, genera un conflitto interiore: il paragone con la propria realtà, l'incapacità di assegnare alla figura femminile un posto e l'ambivalenza affettiva proprio nei confronti delle donne Goretti giocheranno un ruolo decisivo tanto nell'errore quanto nel riscatto. I rapporti fra i ragazzi sembrano improntati sulla normalità e la fiducia, soprattutto nei primi tempi. Ma la scomparsa prematura di Luigi Goretti viene a creare uno squilibrio nella relazione fra le due famiglie. I Serenelli, specialmente il padre, acquistano potere e lo esercitano in maniera prepotente. La crescita forzata della piccola Maria, inoltre, che si ritrova all'improvviso ad assumere il ruolo di donna e mamma, deve scatenare nella mente di Alessandro quel processo di amore-odio che lo condurrà all'efferato delitto. Va precisato che l'assassinio non fu il risultato di un momento di follia, bensì l'esito di un piano ragionato e architettato a mente fredda: "Dopo il secondo tentativo si formò più che mai il proposito di riuscire nello sfogo della mia passione e concepii anche l'idea di ucciderla se avesse continuato ad opporsi alle mie voglie".

 

 

Il riscatto

L'omicidio rappresenta il giorno più buio dell'esistenza di Alessandro, ma segna anche l'inizio del riscatto nel quale proprio la figura di Marietta, insieme a quella di mamma Assunta, avranno un ruolo fondamentale. L'esempio di Alessandro potrebbe da solo screditare qualsiasi tesi a vantaggio della pena di morte. Così insondabile è il cuore dell'uomo e così infinite le vie del bene da rendere la pena capitale un atto di estrema presunzione dell'essere umano nei confronti di Dio. Nel carcere di Noto, dove resta dal 1902 al 1918, avvengono due fatti importantissimi nel cammino di Alessandro: il primo è un sogno in cui Marietta vestita di bianco gli porge dei gigli che si trasformano in lumicini accesi; il secondo è il colloquio con il vescovo di Noto, Mons. Blandini. Il 10 novembre 1910 il Serenelli, in una lettera inviata allo stesso Blandini, riconosce la gravità del suo gesto e il proposito di riscattarsi. Dopo 27 anni di carcere viene graziato per buona condotta.

 

 

Il perdono della madre

È il 25 dicembre del 1934, Alessandro inginocchiato chiede pubblicamente perdono del suo delitto: "Perdonami Assunta". "Se vi ha perdonato lei - risponde Assunta- vi ha perdonato Dio, vi perdono anche io". Alessandro si ritirerà in un chiostro: da una parte la difficoltà a reinserirsi in un contesto sociale che non lo perdonerà mai del tutto, dall'altra il desiderio e la volontà di un recupero sul piano esistenziale. I Cappuccini del convento di S. Serafino in Ascoli sono i primi ad accettare la sua richiesta: "Non era un frate - racconta un religioso - ma visse fra di noi come un vero figlio di S. Francesco". Resterà con loro fino alla sua morte, il 6 maggio 1970, nello stesso giorno in cui moriva, 70 anni prima, Luigi Goretti, il papà di Maria.

 

 

Il testamento di Alessandro

Viene ritrovata, fra i suoi effetti personali, una lettera-testamento datata 5 maggio 1961. Ne riportiamo alcuni passi: "Sono vecchio di quasi 80 anni e prossimo a chiudere la mia giornata. Dando uno sguardo al passato, riconosco che nella mia giovinezza infilai una falsa strada, la via del male che mi condusse alla rovina. [...] A 20 anni consumai il delitto passionale, del quale oggi inorridisco al solo ricordo. Maria Goretti, ora santa, fu l'angelo buono che la Provvidenza aveva messo dinanzi ai miei passi per salvarmi. [...] La piccola Maria fu veramente la mia luce, la mia protettrice: col suo aiuto mi portai bene nei 27 anni di carcere e cercai di vivere onestamente [...]. [...] Ora aspetto sereno il momento di essere ammesso alla visione di Dio, di riabbracciare i miei cari, di essere vicino al mio angelo protettore e alla sua cara mamma Assunta. Coloro che leggeranno questa mia lettera vogliano trarre il felice insegnamento di fuggire il male, seguire il bene sempre. Fin da fanciulli pensino che la religione con i suoi precetti non Ë qualcosa di cui si più fare a meno ma Ë il vero conforto, l'unica via sicura in tutte le circostanze anche le più dolorose della vita. Pace e bene".

 

 

La canonizzazione

Mauro Liberati entra nella storia di Maria Goretti molti anni dopo la morte della santa. È il 1931 e sono passati due anni da quando il corpo di Marietta è stato trasferito dal cimitero di Nettuno al Santuario della Madonna delle Grazie. Liberati decide di occuparsi della glorificazione del "piccolo fiore di campo". Mauro nasce a Villa S. Giovanni in Tiuscia, il 31 gennaio 1881. Entra giovanissimo nella famiglia religiosa dei Passionisti, ed è ordinato sacerdote nel 1904. Muore a Roma il 12 giugno 1969 ed è sepolto a Nettuno vicino alla tomba dove dal 1902 al 1929 è stata tumulata Marietta. Il suo compito non è facile, si deve scontrare con molto scetticismo dovuto principalmente all'età di Maria Goretti. "È appena una bambina, non c'è nulla" è la risposta di Mons. Salotti, segretario del dicastero vaticano di Propaganda Fide.

Nel 1935 la svolta: il vescovo diocesano, il cardinale Pignatelli di Belmonte dà parere favorevole, si apre il processo canonico e Muro Liberati ne è il postulatore. Il 27 aprile 1947 Marietta è dichiarata Beata. Il 24 giugno 1950 è proclamata Santa in Piazza S. Pietro da papa Pio XII. Nella piazza è presente almeno mezzo milione di persone. Mamma Assunta e i fratelli della Santa sono tutti lì, ed è la prima volta nella storia millenaria della Chiesa che una mamma e tanti parenti possono assistere alla canonizzazione di un loro congiunto.

 

I miracoli

Da varie parti del mondo giungono notizie di guarigioni ottenute invocando il nome di Santa Maria Goretti; per la canonizzazione vengono scelti due miracoli di indiscutibile attendibilità. A Giuseppe Cupe, operaio e padre di 4 figli, cade sul piede destro, dall'alto di una rupe, un grande masso. La situazione è piuttosto grave, un grande ematoma è il primo segno di un malanno che necessita di una lunga terapia. All'invocazione della Santa il piede viene risanato istantaneamente (8 maggio 1947). Il secondo è la guarigione anche in questo caso istantanea della signora Anna Grossi Musumarra da pleurite essudativa e liquido abbondante. L'11 dicembre 1949 il papa Pio XII riconosce l'autenticità dei miracoli e fissa per il 25 giugno 1950 la data della canonizzazione.

 

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