Le Ferriere

Per molti secoli la vera grande protagonista è stata la palude: un rettangolo di miseria e di terrore fra Nettuno ed il Circeo. E su tutti l’incubo della malaria, un male oscuro fino agli inizi del 1900 ma che lasciava dietro di sé una scia di cadaveri e di lutti. Uno scenario selvaggio ma a tratti splendido dove gli elementi della natura (i vorticosi torrenti che scendono dai Monti Lepini sopra Latina) e l’ingordigia degli uomini (200 proprietà molte delle quali superiori ai 5000 ettari per lo più latifondi abbandonati) avevano creato quello che verrà chiamato “il pianeta delle zanzare”. Lungo i secoli furono fatti molti tentativi di bonifica, tutti regolarmente vanificati da difficoltà insormontabili. I lavori nelle tenute duravano di solito 9 mesi durante i quali 4000-5000 montanari e contadini originari delle Marche e dell’Abruzzo abitavano la palude.

Il nome di Le Ferriere è dovuto ad una importante industria di lavorazione del ferro sviluppatasi sotto Sisto V verso l’anno 1589. Il marchese Poleni nel 1748 parlando del restauro della cupola di S. Pietro accenna ad alcuni lavori in ferro ordinati “dalle rinomate Ferriere di Conca”. Nel 1897 l’intero borgo Le Ferriere viene ristrutturato dal conte Attilio Mazzoleni per ricavarne l’alloggio a ventidue famiglie marchigiane tra le quali quella di Luigi Goretti.

Il casolare è il simbolo della spiritualità goriziana, un luogo dove tutti possono identificarsi. Marietta ha servito con umiltà e fedeltà, giorno dopo giorno, volando con ali di aquila senza nostalgia della banalità. Su questa “icona” il 29 settembre 1991 si è inchinato Giovanni Paolo II, venuto a Le Ferriere a celebrare il primo Centenario Gorettiano.